Largo Oriana Fallaci, un’intitolazione per ricordare una grande donna del Novecento

IntitolazioneOrianaFallaci

Domenica 15 ottobre alle 11 in Piazzale Collodi ad Alte di Montecchio Maggiore è in programma l’intitolazione e la cerimonia inaugurale del Largo Oriana Fallaci.

L’intitolazione, voluta dall’Amministrazione comunale, rientra in un piano di riqualificazione urbana che ha già visto il recupero di Piazzale Collodi sia nella sua funzione di parcheggio che di passeggiata verde, essendo infatti stato trasformato in un vero e proprio viale di platani. L’intitolazione celebra la straordinaria scrittrice e la coraggiosa interprete del Novecento.

“Invitiamo tutta la cittadinanza ad essere presente a questa iniziativa – afferma il sindaco Milena Cecchetto – nel ricordo di questa grande donna e del suo insegnamento alle generazioni del suo e del nostro tempo. Montecchio Maggiore è fiera di onorarla con questa intitolazione”.
“Oriana Fallaci – spiega l’assessore alle pari opportunità Maria Paola Stocchero – è un simbolo di emancipazione per tutte le donne di ieri e di oggi. È un esempio di grande tenacia e di pensiero critico ed estremamente lucido su quanto accade intorno a noi, sia a livello locale che soprattutto internazionale”.

Durante la cerimonia inaugurale verrà anche scoperta un’opera dello scultore Giuliano Negretto dedicata ad Oriana Fallaci. Seguirà un aperitivo offerto alla cittadinanza.

Perché l’intitolazione a Oriana Fallaci.

Oriana Fallaci, classe 1929 scomparsa nel 2006 a cinque anni dalla caduta delle Torri Gemelle cui assistette per così dire in diretta dalla sua casa newyorkese, è stata una donna difficile che non fece sconti a nessuno nemmeno a se stessa. Lo provano i suoi scritti: “Niente e così sia”, “Lettera a un bambino mai nato”, “Un uomo”, “La rabbia e l’orgoglio” per non citare che i più noti tra i dodici di cui vendette venti milioni di copie.

Oriana Fallaci è divisiva, fa discutere, è controversa, molto amata sino ad un certo punto della sua carriera di scrittrice e giornalista di alto rango, poi ostracizzata quando entrò in scena il terrorismo a matrice islamica su cui ebbe parole durissime.
Molti dei grandi personaggi che hanno fatto la storia e la storia della cultura lo furono e in un certo senso questo deriva anche dal fatto che lei era fiorentina e le diatribe fra guelfi e ghibellini sono entrate nel sangue di una popolazione particolarmente incline alla polemica e alla dissacrazione.

Oriana Fallaci, straordinaria scrittrice e interprete del proprio tempo (leggere “Interviste con la storia”), ha parlato del ‘900, il suo secolo, quello che amava e per il quale lottò fin dai tempi della Resistenza.
Ha parlato dei suoi grandi amori, del Vietnam dove fu per ben sette volte testimone dei fatti, della repressione dei colonnelli in Grecia, dello scacco che l’Occidente stava subendo diviso tra esportazione della democrazia e volontà di potenza. Non ha taciuto nulla anche quando le sue idee non erano politicamente corrette.

Oriana Fallaci è cambiata insieme alla sua vita, dalla forza della maturità al declino della malattia, ma quello che ha lasciato di buono è stata, oltre all’eredità dei suoi scritti teneri e fustiganti, la volontà di essere libera. Libera di dire e professare una fede in cui credeva qui e adesso. Senza tener conto delle proprie contraddizioni, comunque sempre coerente nel difendere il diritto a lottare con tutta la forza per salvaguardare il proprio mondo dai pericoli che le apparivano chiari.

Ad una donna impegnativa si è dunque voluto dedicare uno spazio urbano, uno spazio nuovo, in un certo senso di raccordo tra la periferia storica e quella metropolitana, come lo fu il viaggio iniziale di Oriana dalla campagna fiorentina alle grandi metropoli del mondo (Saigon, Città del Messico, Teheran, New York e ancora Firenze), andata e ritorno.

Inoltre dedicare uno spazio ad una donna è dare un contributo alla diffusione della odonomastica al femminile. Dopo i nomi dei santi e delle professioni prevalsi nell’Italia preunitaria e quelli quasi tutti maschili di storici, musicisti, filosofi ed eroi dal Risorgimento al dopoguerra, oggi è il tempo delle donne. Sulle vie della parità è dunque opportuno collocare quelle che, nei diversi ambiti delle scienze umane, hanno contribuito ad aprire un varco al pensiero, alla parola e a tutti gli strumenti che ci aiutano a capire dove siamo e dove andremo, cioè il senso della nostra vita.

Perché un libro-scultura per ricordarla.

La materia prima del libro sono le parole. Lettere, simboli, figure che entrano nel nostro immaginario e che ciascuno trasforma secondo il proprio vissuto.
Ogni libro è attraversato dalle mani di chi lo ha letto, dalla mente di chi l’ha scritto, dai suoi viaggi, peripli, abbandoni e ripescaggi. Ogni libro è un mondo che ne ospita tanti altri e altri ancora ne accoglie.
Per tutte queste ragioni è stato scelto un libro per ricordare Oriana Fallaci, per parlare ai giovani, attraverso il suo essere stata scrittrice, dell’importanza della lettura che nutre le menti e i corpi e coltiva l’immaginazione.
Il libro dedicato a Oriana Fallaci nel luogo che prende il suo nome, Largo Oriana Fallaci a Montecchio Maggiore, è opera dell’artista arzignanese Giuliano Negretto.
Negretto maneggia un materiale molto resistente, l’acciaio che brucia con l’ausilio del fuoco trasformando il calore in colore cosi da donare alle sculture una tridimensionalità accentuata dalla luce.
Per Oriana Fallaci Giuliano Negretto ha dato alla materia la forma di libro, perché la scrittura non sia labile e rimanga nel tempo a venire.

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