Le opere del grande scultore ceramista Bruny Sartori in mostra nella Nuova Galleria Civica

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Dopo l’omaggio allo scultore vicentino Nereo Quagliato, agli artisti montecchiani recentemente scomparsi Carla Boschetti e Vinicio Cenzi, dopo la mostra fotografica di Letizia Battaglia, che tanti consensi hanno ricevuto, si allarga l’orizzonte delle proposte espositive fatte dalla Nuova Galleria Civica di Montecchio Maggiore.

È la volta del grande scultore ceramista Bruny Sartori, che esporrà dal 19 settembre all’1 novembre nella mostra ad ingresso libero denominata “Dal seme dell’immagine”.

L’inaugurazione è prevista proprio il 19 settembre alle 17,30, mentre il 23 ottobre alle 20,30 è in programma l’incontro con l’artista e il concerto della violinista Beatrice Zanon. La mostra sarà visitabile il venerdì dalle 20,30 alle 22,30, il sabato e la domenica dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 16 alle 19 e su appuntamento.

Per informazioni contattare l’ufficio cultura della Città di Montecchio Maggiore: tel. 0444 705737, email manifestazioni@comune.monteccjio-maggiore.vi.it.

“Mantenendo fede ad un progetto culturale di ampio respiro, che richiami l’attenzione di un pubblico attento alle espressioni artistiche del nostro tempo – commenta il sindaco Milena Cecchetto – penso che l’invito rivolto a Bruny Sartori, conosciuto ed apprezzato non solo in Italia, risponda a questa istanza, non disgiunta dalla sapiente manualità del fare che è prerogativa della nostra tradizione veneta. La modernità delle forme plasmate con la terra e il fuoco e l’originalità delle sue installazioni non sono operazioni fine a se stesse, nascono da esperienze del vissuto e si affidano ad un allestimento originale che esalta la bellezza dello spazio espositivo che l’Amministrazione Comunale di Montecchio ha messo a disposizione dell’artista”.

Così presenta Bruny Sartori il curatore delle mostre in Galleria Civica Giuliano Menato:

Nel presentare i singolari risultati, cui Bruny Sartori è pervenuto nel modellare la materia ceramica, serve richiamare i principi fondativi della sua azione creativa, che ne guidano i processi e ne generano l’opera. Formatosi nel solco della tradizione ceramista veneta, presso la storica fucina di Nove e Bassano, rinnovata dalla magistrale lezione di Alessio Tasca e Pompeo Pianezzola, Sartori ha portato avanti, sull’esempio dei suoi maestri, una ricerca che valorizza le potenzialità del mezzo espressivo interpretando la sensibilità dell’uomo contemporaneo.

Nella proiezione verso una spazialità tangibile del manufatto scultoreo, Sartori interviene a vari livelli: da quelli “alti” e teorici dell’indagine artistica, a quelli “bassi” e materiali della tecnologia. Ha capito e praticato fondamentalmente questo: la grande rivoluzione dell’arte contemporanea sta nel fatto di aver messo in crisi il concetto stesso che fare arte visiva voglia dire dipingere, ricoprire con pigmenti o segni grafici una superficie, così da costituire quello che comunemente viene detto “quadro”, oppure scolpire, imporre la monocromia dei materiali (marmo, metallo, legno, creta), di modo che rimanga netto il confine tra realtà e illusione. Tutta la vicenda dell’arte contemporanea è stato un lento ma costante sforzo per sottrarsi a questo stato di cose « per giungere a lavorare in uno spazio “reale”, il che implica anche un connesso svolgimento in un tempo a sua volta “reale”».

Il materiale ceramico trattato da Sartori, esigendo costitutivamente la colorazione, com’era nei tempi antichi, perde la sua naturale neutralità. Tendendo a franare al suolo o sorgere da esso senza impalcature, si sottrae spesso

alla forza di gravità, rompe gli equilibri su cui tradizionalmente regge la scultura, concilia l’atto liberatorio della sua personalità e nello stesso tempo la possibilità di consentirlo a tutti. Esprime un universo fatto di energia, di istintualità, di flusso della vita, non irreggimentato in un ordine prestabilito, costretto da rigidi schemi.

Due sono le linee in cui interviene Sartori nel modellare la creta cotta dal fuoco che cristallizza il colore consolidando la forma. La prima è quella del recupero della dimensione al di fuori della statuaria. Attraverso una nuova definizione dei valori di spazi e di rapporti di massa e di volume, l’artista individua nella matericità modellata della forma una diversa monumentale espressività portata alla luce dalla coscienza e resa visibile per mezzo di logiche strutture. La seconda è quella dell’organicità del materiale plastico, più viscerale e meno esibito, la quale si sviluppa come una proliferazione dall’interno all’esterno, dal seme dell’immagine e delle emozioni con figurazioni antropomorfiche.

Sartori ha superato le vicende informali degli artisti che, sull’esempio di Fontana, Melotti, Leoncillo, aprirono negli anni Cinquanta nuove vie alla modellazione plastica della ceramica. Questi avevano operato in un’ottica diversa dalla monumentalità in auge nel Ventennio, dalla quale già Martini, Marini, Sironi avevano preso le distanze. Sartori libera la ceramica da ogni funzione decorativa, dal concetto di narrazione e rappresentazione.

Si appropria dello spazio aggiungendovi la nozione del tempo e del vissuto. Ispirandosi sia a sostanze organiche che a corpi siderei, crea forme ora magmatiche ed evocative ora levigate e geometriche, assecondando il gusto della materia trattata con calcolata suggestione cromatica. Le prime si stemperano in modulate flessioni corporee, le seconde si accendono in levigate superfici di rossi squillanti, di blu e gialli. Da un lato, profile allusivi rendono suadente l’impatto: una soffice plasticità ci riporta nel campo vitale-esistenziale, di una tattilità morbida, che può dare la sensazione della carne umana e delle sostanze organiche. Dall’altro, il confine fisico della forma è sottoposto ad un’invincibile immaterializzazione: il bagno unitario di colore riduce il confine tra fisico e metafisico, allontana la forma dall’origine naturale avviandola ad un processo di spiritualizzazione che esprime non tanto la volontà di superare lo stadio della materia quanto di affinare la percezione sensoriale-estetica. Raffreddando il material sensuoso, Sartori passa ad una proposta di forte pregnanza spirituale, nella quale la scelta monocroma sublima le pulsioni primarie della passione e del sesso.

Nelle opere più recenti, dopo la naturalistica modellazione di parti anatomiche crudamente esibite, raccoglie in pietosi sudari radiografici frammenti di spoglie mortali forse per esorcizzare la morte. La dinamica di tali processi indica la fuga dalla realtà per trovare accudimento in una situazione di assoluta libertà, nella quale gesti minori, piccoli niente rimandano a qualcosa d’altro che l’arte si incarica di significare.

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