Anche il Sindaco e la Giunta di Montecchio alla commemorazione di Gino Biasiolo

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Il sindaco Milena Cecchetto e la Giunta comunale di Montecchio Maggiore sabato 19 ottobre alle 10,30 saranno presenti alla Chiesetta degli Alpini sul colle dei Castelli per partecipare alla commemorazione pubblica e religiosa di Gino Biasiolo.

La salma di Biasiolo, artigliere alpino di Montecchio Maggiore morto di malattia a 29 anni il 5 maggio 1944 in un campo di prigionia nei pressi di Berlino, è rientrata martedì scorso in città grazie alla tenacia del figlio Elvio e dei suoi famigliari.

Inviato nel 1940 sul fronte greco – albanese, Gino Biasiolo dopo l’8 settembre venne catturato e deportato in Germania, senza aver più la possibilità di vedere il figlio che sarebbe nato di lì a poco.

Dopo il decesso, venne sepolto in un cimitero accanto al campo di prigionia. Di lui non si seppe più nulla fino agli anni Sessanta, quando un altro montecchiano, Serafino Golin, che nello stesso campo perse il fratello Domenico, mostrò al figlio di Biasiolo una foto del luogo della sepoltura. Dopo la caduta del muro di Berlino, la famiglia Biasiolo stabilì i primi contatti per individuare la salma, che nel frattempo era stata trasportata nel cimitero d’onore italiano di Berlino, dov’erano sepolti 1117 italiani. La svolta nel 2010, grazie ad un decreto legge che facilita il rimpatrio delle salme dei caduti all’estero. Nel novembre del 2011 sono iniziate le pratiche per il rientro della salma di Gino Biasiolo.

L’epilogo nel corso di questa settimana, quando anche il Comune di Montecchio Maggiore è stato attivato per l’individuazione, nel cimitero del capoluogo, di uno spazio in cui dare degna sepoltura al caduto.

La cerimonia di sabato 19 ottobre prevede alle 10,30 l’arrivo alla Chiesetta della salma proveniente dal cimitero, alle 10,45 l’alzabandiera, alle 11 la messa e successivamente il ritorno del feretro al cimitero.

“La storia di Gino Biasiolo – commenta il sindaco Milena Cecchetto – ci ricorda in modo drammatico gli orrori della guerra. Il giovane Montecchiano ha dato la vita in un campo di prigionia, lontano dalla sua terra e dai suoi famigliari. Ora finalmente è tornato a casa e tutta la città è pronta ad accoglierlo e a commemorarlo”.

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